Era l’Appuntamento, durava 10 minuti e le famiglie italiane si radunavano intorno alla neo-nata tv per guardare Carosello. Dal 1957 al 1977 verrà sempre trasmesso puntualmente ogni sera dalle 20.50 alle 21.00 con alcuni rari e motivati periodi di interruzione in occasione della morte di due Papi, dei fratelli Kennedy e della Strage di piazza Fontana.Nasceva con la precisa esigenza di inserire la pubblicità nella programmazione della RAI senza infrangere la legge che vietava comunicazione promozionali all’interno degli spettacoli. Alternava 4 o 5 filmati o sketch teatrali ognuno della durata di 1.30 minuti ad una réclame di 30 sec. Le sceneggiature delle pubblicità raccontavano storie che si completavano in più passaggi con l’intento, già allora, di creare curiosità ed attesa.
Dall’esordio la pubblicità è cambiata molto e la caratteristica principale che lo spot moderno ha perso rispetto a Carosello è la capacità di intrattenere e farsi attendere. Durante un film non aspettiamo curiosi il momento dell’interruzione anzi, lo consideriamo fastidiosa fonte di disturbo ma il mercato odierno in ogni ambito oggi non può fare a meno dell’advertising .
Come fare per coinvolgere di nuovo lo spettatore?
La via da percorrere per far si che si torni a suscitare interesse passa per lo stupore di chi si trova di fronte al messaggio e la grande quantità di input pubblicitari a cui siamo esposti fa si che l’utente sia sempre più preparato e selettivo. Questo pone le agenzie di comunicazione nella condizione di dover “alzare l’asticella” ogni volta che si trovano di fronte ad una nuova sfida.
Eh si, di comunicazione si tratta e non di pubblicità nel senso tradizionale del termine. L’informazione moderna deve essere trasmessa in modo che veicoli un pensiero, diffonda un progetto, condivida un valore e non soltanto con il fine di invitare all’acquisto di un prodotto. Gli interlocutori vogliono essere incuriositi e catturati da un’idea e ciò che fa la differenza, e di conseguenza ciò che determina il risultato di una campagna, è l’esperienza che offriamo loro.
In quest’ottica consideriamo la to do list per l’apertura di un ristorante. Pensando in modo tradizionale avremmo voci quali cuoco, arredamento, menù, personale…. ma prima ancora di analizzare tutto ciò dovremmo porci delle domande: perché apriamo il locale? Quale esperienza vogliamo offrire ai nostri clienti? Cosa vogliamo dire?
Probabilmente a queste hanno risposto a New York quando è nata l’idea di aprire il “What Happens When”, un ristorante che insieme ad un’ottima cucina vende un’esperienza insolita: per 9 mesi, ogni 30 giorni rinasce trasformandosi in un locale completamente diverso.
Tutto cambia, dall’arredamento alla musica, dal cibo all’ambientazione, dai colori alle luci… ogni dettaglio fa si che la serata che si vive al What Happens When ogni mese sia radicalmente diversa dalla precedente e da quella che verrà perfettamente in linea con la riflessione del nostro post.
Incuriosire e creare attesa? Beh, a nella Grande Mela ci sono riusciti.
Un’ultima cosa, in questi giorni, per chi passa di lì, si respira aria di jazz!!


luglio 20, 2011




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